Output dell’analisi

Business plan operativo. Solo se i dati lo reggono.

Quando serve allineare soci, board o capitali, un piano senza diagnosi è solo carta. Non vendiamo business plan a listino. Quando screening e diagnosi hanno materiale sufficiente, stilizziamo un piano operativo: tesi, priorità, numeri, sequenza, fabbisogno. Stesso standard delle visioni HTML: chiaro da leggere, utile da decidere.

Conseguenza, non prodotto d’ingresso.

Sequenza tipica: analisi → piano → attivazione. Il piano non sostituisce la diagnosi. La rende eseguibile: chi fa cosa, in che ordine, con quali risorse, con quale tesi di valore.

  • Niente template scaricati e riempiti a mano
  • Niente promesse di risultato o multipli inventati
  • Niente piano “per impressionare” senza basi verificabili
  1. 1

    Analisi

    Screening, diagnosi, leva.

  2. 2

    Piano

    Solo con dati e ipotesi esplicite.

  3. 3

    Attivazione

    Digitale e operativo dove serve.

Dal confronto al piano. Solo se regge.

Ingresso leggero, documento pesante solo dopo. Si apre quando diagnosi e dati lo sostengono.

01

Confronto 45 min

Obiettivo del piano, chi lo leggerà, cosa avete già. Uscita: gap dati, se un piano ha senso ora, o se serve prima solo analisi / leva.

02

Checklist e diagnosi

Raccolta mirata. Ipotesi esplicite. Senza leva chiara non si apre il piano completo. Tempi e investimento si fissano qui, per iscritto.

03

Piano HTML e numeri

Microsite di visione e griglie operative. Revisione con chi decide. Poi allineamento o passaggio ad attivazione se il digitale è leva.

Orientamento tipico, non una garanzia: confronto in pochi giorni; bozza strutturata in settimane, non mesi teatrali. Dipende dalla densità dei dati.

Richiedi il confronto

Cosa serve per stilare un piano serio.

Senza queste basi il documento resta narrativa. Preferiamo dire “non ancora” piuttosto che consegnare aria. In fase iniziale lavoriamo su dati pubblici e materiali condivisi; i documenti riservati solo se li aprite voi.

A

Attività e perimetro

Cosa vendete, a chi, dove, con quali canali. Asset fisici e digitali. Cosa è dentro e fuori dal perimetro del piano.

B

Economia

Ricavi storici o stime motivate, costi fissi e variabili, marginalità per linea se esiste, cicli di cassa, dipendenze critiche.

C

Obiettivo e vincoli

Cosa deve cambiare: ricavi, ordine, capitali, reputazione. Tempi, budget, vincoli legali o di governance, chi decide.

Utile

Documenti che accelerano

Bilanci o estratti, listini, mix prodotti, funnel commerciale, organigramma leggero, pipeline investimenti, note su competitor percepiti.

Opzionale

Materiale già pronto

Slide esistenti, vecchi business plan, pitch: li usiamo come input da mettere alla prova, non come verità.

Limite

Se manca tutto

Si resta sull’analisi di screening e sulla leva. Il piano operativo si apre quando il materiale lo sostiene.

Cosa contiene un piano SecondSelf.

Sezioni tipiche. Non tutte servono sempre: selezioniamo in base al caso. L’obiettivo è un documento che un socio, un consiglio o un investitore possa leggere senza intermediari.

  1. Sintesi esecutiva. Tesi in una pagina: problema, direzione, perché ora, eventuale richiesta.
  2. Contesto e diagnosi. Dove siete, cosa non torna, sintomi vs cause. Collegamento diretto all’analisi.
  3. Offerta e ecosistema. Pezzi del modello e come si tengono insieme: prodotti, servizi, luoghi, canali.
  4. Tesi di valore. Come si genera cassa e prestigio nel tempo: early cash, margine, ricorrente, se applicabile.
  5. Mercato e domanda. Segmenti, canali, ipotesi di penetrazione. Niente TAM inventati: fonti e logica esplicitate.
  6. Modello ricavi e leve. Linee, pricing, priorità di attivazione, cosa muove margine e cosa brucia brand.
  7. Piano operativo Y1–Yn. Sequenza, milestone, responsabilità, dipendenze. Griglia leggibile, non slide decorative.
  8. Fabbisogno e usi. Capitale, tempo, competenze: a cosa servono, cosa resta fuori.
  9. Rischi e controlli. Cosa può fallire, indicatori di allarme, decisioni da prendere prima.
  10. Passo successivo. Allineamento concreto: call, documenti mancanti, o avvio attivazione.

Visione HTML. Numeri al seguito.

01

Microsite di piano

Pagina dedicata navigabile: atmosfera, tesi, ecosistema, ordine. Il decisore apre un link. Non un allegato da dimenticare.

02

Supporto numerico

Tabelle, griglie Y1–Yn, fabbisogno: integrate nel piano o in foglio separato se serve lavorare i numeri in consiglio.

03

Versione riservata

Link ad accesso controllato quando i contenuti non sono pubblici. Nomi e cifre sensibili gestiti come da accordo.

Bellezza sì. Sempre ancorata a priorità, ricavi e decisioni. Altrimenti resta solo atmosfera.

Come si lavora, passo passo.

  1. Confronto iniziale. Obiettivo, perimetro, cosa avete già, chi deve leggere il piano.
  2. Raccolta. Checklist dati; gap dichiarati; cosa si può stimare e cosa no.
  3. Diagnosi e leva. Come in Analisi strategica: senza leva chiara non si apre il piano.
  4. Bozza strutturata. Indice chiuso, tesi, prime griglie. Feedback su ipotesi, non su estetica.
  5. Piano completo. Microsite e numeri. Revisione con chi decide.
  6. Chiusura. Allineamento o passaggio ad attivazione se il digitale è leva.

Per chi è. Per chi no.

  • Sì: PMI in crescita o in difficoltà, realtà industriali, progetti con asset e modello da mettere in ordine
  • Sì: chi deve allineare soci, board o controparte di capitali
  • Sì: chi ha dati, o può aprirli, e accetta ipotesi esplicite
  • No: chi vuole solo un PDF “bello” senza basi
  • No: chi chiede garanzie di risultato o multipli da pitch
  • No: chi non condivide nulla e pretende un piano chiuso

Domande sul piano

Come si entra sul piano?

Dal confronto 45 min. Se i dati non bastano, restiamo in analisi. Se bastano, chiudiamo scope e tempi del piano.

Fate business plan “chiavi in mano” senza analisi?

No. Il piano è output dell’analisi. Se manca diagnosi e leva, il documento non regge al primo confronto serio.

Sostituisce un commercialista o un advisor finanziario?

No. Noi ordiniamo tesi, sequenza e priorità operative. Bilanci certificati, fiscalità e due diligence restano ai professionisti di riferimento.

In quanto tempo?

Dipende da perimetro e densità dei dati. Si definisce dopo il confronto e la checklist: meglio tempi onesti che date teatrali.

I prezzi sono pubblici?

No. Investimento e scope si chiudono sul caso: profondità, riservatezza, formato di consegna.

Possiamo partire da un vostro vecchio piano?

Sì. Lo trattiamo come materiale da screening: teniamo ciò che regge, riscriviamo ciò che è narrativa o fuori data.

Poi fate anche il sito?

Se il digitale è leva di esecuzione, sì: è attivazione. Se non lo è, il piano resta il pezzo utile e ci fermiamo lì.

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