Confronto 45 min
Obiettivo del piano, chi lo leggerà, cosa avete già. Uscita: gap dati, se un piano ha senso ora, o se serve prima solo analisi / leva.
Output dell’analisi
Quando serve allineare soci, board o capitali, un piano senza diagnosi è solo carta. Non vendiamo business plan a listino. Quando screening e diagnosi hanno materiale sufficiente, stilizziamo un piano operativo: tesi, priorità, numeri, sequenza, fabbisogno. Stesso standard delle visioni HTML: chiaro da leggere, utile da decidere.
Posizione
Sequenza tipica: analisi → piano → attivazione. Il piano non sostituisce la diagnosi. La rende eseguibile: chi fa cosa, in che ordine, con quali risorse, con quale tesi di valore.
Screening, diagnosi, leva.
Solo con dati e ipotesi esplicite.
Digitale e operativo dove serve.
Come si entra
Ingresso leggero, documento pesante solo dopo. Si apre quando diagnosi e dati lo sostengono.
Obiettivo del piano, chi lo leggerà, cosa avete già. Uscita: gap dati, se un piano ha senso ora, o se serve prima solo analisi / leva.
Raccolta mirata. Ipotesi esplicite. Senza leva chiara non si apre il piano completo. Tempi e investimento si fissano qui, per iscritto.
Microsite di visione e griglie operative. Revisione con chi decide. Poi allineamento o passaggio ad attivazione se il digitale è leva.
Orientamento tipico, non una garanzia: confronto in pochi giorni; bozza strutturata in settimane, non mesi teatrali. Dipende dalla densità dei dati.
Prerequisiti
Senza queste basi il documento resta narrativa. Preferiamo dire “non ancora” piuttosto che consegnare aria. In fase iniziale lavoriamo su dati pubblici e materiali condivisi; i documenti riservati solo se li aprite voi.
Cosa vendete, a chi, dove, con quali canali. Asset fisici e digitali. Cosa è dentro e fuori dal perimetro del piano.
Ricavi storici o stime motivate, costi fissi e variabili, marginalità per linea se esiste, cicli di cassa, dipendenze critiche.
Cosa deve cambiare: ricavi, ordine, capitali, reputazione. Tempi, budget, vincoli legali o di governance, chi decide.
Utile
Bilanci o estratti, listini, mix prodotti, funnel commerciale, organigramma leggero, pipeline investimenti, note su competitor percepiti.
Opzionale
Slide esistenti, vecchi business plan, pitch: li usiamo come input da mettere alla prova, non come verità.
Limite
Si resta sull’analisi di screening e sulla leva. Il piano operativo si apre quando il materiale lo sostiene.
Struttura del documento
Sezioni tipiche. Non tutte servono sempre: selezioniamo in base al caso. L’obiettivo è un documento che un socio, un consiglio o un investitore possa leggere senza intermediari.
Formato
Pagina dedicata navigabile: atmosfera, tesi, ecosistema, ordine. Il decisore apre un link. Non un allegato da dimenticare.
Tabelle, griglie Y1–Yn, fabbisogno: integrate nel piano o in foglio separato se serve lavorare i numeri in consiglio.
Link ad accesso controllato quando i contenuti non sono pubblici. Nomi e cifre sensibili gestiti come da accordo.
Bellezza sì. Sempre ancorata a priorità, ricavi e decisioni. Altrimenti resta solo atmosfera.
Processo
Perimetro
FAQ
Dal confronto 45 min. Se i dati non bastano, restiamo in analisi. Se bastano, chiudiamo scope e tempi del piano.
No. Il piano è output dell’analisi. Se manca diagnosi e leva, il documento non regge al primo confronto serio.
No. Noi ordiniamo tesi, sequenza e priorità operative. Bilanci certificati, fiscalità e due diligence restano ai professionisti di riferimento.
Dipende da perimetro e densità dei dati. Si definisce dopo il confronto e la checklist: meglio tempi onesti che date teatrali.
No. Investimento e scope si chiudono sul caso: profondità, riservatezza, formato di consegna.
Sì. Lo trattiamo come materiale da screening: teniamo ciò che regge, riscriviamo ciò che è narrativa o fuori data.
Se il digitale è leva di esecuzione, sì: è attivazione. Se non lo è, il piano resta il pezzo utile e ci fermiamo lì.